IL Vino e la Sardegna
"
non conoscete il Nepente di Oliena per fama?
Ahi lasso! Io son certo
che, se ne beveste
un sorso, non vorreste mai piu' partirvi
dall' ombra
delle candide rupi e
scegliereste per vostro eremo una di
quelle
cellette scarpellate nel macigno
che i sardi chiamano Domos de Janas,
per quivi spugnosamente vivere
fra caratello e quarterolo..."
Gabriele d' Annunzio, dall' opera "Osterie" 1909.
IL Vino e la Sardegna
(Da "Sa Cucuchina Sarda" edito da Archivio Fotografico Sardo, Nuoro)
La
vite e' presente nell' isola sin dalle epoche piu' remote. Alcuni
studiosi affermano
che il vitigno
Nuragus sia stato introdotto dai
fenici nel VII secolo ac mentre
il vitigno
vernaccia, certamente tra i
piu' importanti e quello storicamente piu'
conosciuto in
Sardegna e all'
estero. Sicuramente e' autoctono. Il
Moscato
probabilmente e' stato importato
dai romani. Il
Vermentino e il
Monica, furono
importati forse dai
genovesi o dai pisani. Gli spagnoli importarono (forse)
il
Nasco, il
Torbato e il
Giro'. Al contrario di quanto si pensava, il
Cannonau
e'
autoctono anch' esso, e certamente anche il
Carignano, chiamato anticamente
Karanu. Un aspetto molto importante da segnalare e' che
molti di questi viticci
importati in
Sardegna sono pressoche' scomparsi
nella loro terra d' origine,
risultando coltivati soli in Sardegna. L'
isola al centro del Mediterraneo
(la
Sardegna) fu crocevia obbligato per
tutte le potenze militari e commerciali
dell' antichita', questo
entrare in comunicazione arricchi' la
Sardegna di nuove
tecniche
agricole e nuove specie: ovviamente anche gli invasori e i visitatori
appresero dai sardi la cultura
della vite e l' arte di produrre il
vino. Sono
viticci
quasi tutti spariti dalle zone d' origine, che ora vengono
coltivati in prevalenza nell' isola. Quindi, l' interazione fra i sardi e gli altri popoli
del mediterraneo produsse certamente nell' isola un miglioramento nelle tecnice
di produzione e coltivazione, di cui pero' si arricchirono anche gli altri popoli.
Infatti in
Sardegna entrarono in contatto culture come bizzantini e spagnoli,
come i francesi, i pisani e gli amalfitani (il formaggio greco "feta" prendeva
il nome dal "casu'e fitta" che si fa in Ogliastra). La
Sardegna fu crocevia
importante anche per l' attivita' dei templari, la stessa
Oristano e' di
edificazione templare, lo dimostra la forma delle chiese, la disposizione
della citta', l' architettura in se...
La
Sardegna ebbe un periodo felice e di sviluppo agricolo fra il 1000 e il 1300,
in quanto nazione sovrana, governata da 4 citta' giudicali,
non doveva pagare tasse a regni esteri; i 100 anni di guerra per resistere alla
conquista spagnola pesarono tanto sulla societa' e sulla produzione agricola.
Pesarono anche i 7 focolai di peste che colpirono l' isola in quel secolo.
(Certamente pesarono tanto anche sulla Spagna, che perse nell' isola i suoi
cavalieri migliori, una parte consistente del suo esercito, 100 anni di
commercio e l' ultimo erede al trono del casato catalano).
Dopo la conquista spagnola, dopo la "normalizzazione", lo storico
Andrea Bacci parla della "
Sardinia Insula Vini".
Passarono i secoli e sopprattutto i latifondisti conobbero il progresso
nella coltivazione e produzione enologica, fino al 1870, con l' arrivo
della filossea, un insetto proveniente dall' america che distrusse la
maggior parte dei vigneti. Si riusci' ad ovviare a questo inconveniente
innestando i nostri
viticci su ceppi di "americano", l' unico viticcio
immune da questo parassita. Tutt' ora la
Vernaccia di Oristano e' coltivata
solo su innesto, mentre in altri ambienti dell' isola
(montani, rocciosi, collinari) le vigne si salvarono, assieme al loro straordinario
patrimonio biologico.
Dagli
anni 30 ad oggi la coltura della vite ebbe una crescita continua, fino
alla concessione delle quote per i vigneti.
Purtroppo tra il 1988 e il 1996, dopo l' introduzione del sistema delle
quote per possedere o impiantare i
vigneti, e dopo le erogazioni di contributi
dall' unione europea per l' estirpazione dei
vigneti, a cui, l' assenza colpevole
di un' adeguata politica regionale si persero 17000 ettari di vigneti in tutta l' isola.
Fortunatamente, in questi ultimi anni si assiste ad una ripresa del settore enologico
e vitivinicolo, con impianto di nuovi vigneti e con investimenti per la valorizzazione
di quelli vecchi. in questi ultimi anni si è
registrato un nuovo incremento di consumo
dei
vini supportato da alcune
mode e da un recupero culturale nei confronti della vigna,
del biologico,
della produzione locale. Oltretutto nelle "cantine" dei migliori
ristoranti
d' italia e d' europa sono sempre presenti validissime scelte
delle etichette regionali,
perche' apprezzate in italia e all' estero
da un numero sempre crescente di estimatori.
Cio' dovuto soppratutto al turismo che ha fatto crescere la fama dei
vini sardi prodotti
dalle cantine sociali e private. E' evidente che i
visitatori che vengono nella nostra
isola per le vacanze conoscano oltre
al mare della
Sardegna anche il mito dei suoi
vini
e dei suoi tesori
enogastronomici. E' doveroso rispondere agli economisti intelligentoni
che affermano che il turismo produce solo l' 8% del pil regionale, cifra
ottenuta
calcolando solo il business prodotto da alberghi, campeggi e
ristoranti.
Tralasciano l' indotto, che i 10 milioni di visitatori
estivi sviluppano per tutto l' anno
ed il vantaggio d' immagine che si crea e si consolida nel tempo.
E la
Sardegna il tempo lo conosce...
I vini sardi DOC (denominazione origine controllata) e
DOCG (denominazione
origine controllata e garantita) contano olre un centinaio di etichette, produzioni di
gran pregio e con caratteristiche organolettiche e gusto-olfattive di gran qualita'.
Abbiamo in Sardegna numerosi
IGT(indicazione geografica tipica), in vari dei
nostri
vini compaiono anche altre sigle regolamentate dall' unione europea:
V.Q.P.R.D. (
vini di qualita' prodotti in regione determinata) e con l' inserimento
delle lettere
"L"."S"."F". che indicano
vini liquorosi,
vini spumanti e
vini frizzanti.
La notevole qualita' dei nostri
vini viene raggiunta non solo grazie al terreno
particolare, alle condizioni climatiche, alla "razza" del
viticcio ivi coltivato,
ma anche grazie al miglioramento delle tecniche agronomiche ed enologiche.
Quindi controllo o limitazione dell' irrigazione, vendemmia anticipata, vendemmia
tardiva, e metodologie di fermentazione e invecchiamento.
Abbiamo quindi produzioni di
vini moderni nel pieno rispetto delle tipicita'.
Abbiamo
vini da tavola e
vini sardi DOC o IGT che primeggiano al pari dei migliori
DOCG nazionali, questo rappresenta l' avanguardia della futura enologia in Sardegna.
I Gruppi dei Vini Sardi
Raggruppiamo i
vini sardi a seconda del colore, del
viticcio prevalente,
o della zona di appartenenza. Possiamo fare una prima
divisione per gruppi secondo tipologie:
1)Spumanti secchi brut da aperitivo e da pasto.
2)Vini bianchi da aperitivo e da tutto pasto.
3)vini rosati.
4)vini rossi.
5)vini da dessert secchi dolci e liquorosi, spumanti demi-sec e dolci,
vini da meditazione secchi e dolci.
Vini DOCG e DOC
In
Sardegna sono state individuate 20 zone d' interesse vitivinicolo che hanno
preso il nome di
vitigno tipico, per comodita' ci soffermeremo solo su quelle
del Campidano dal cagliaritano fino all alta valle del Tirso.
Quando il
vitigno vien coltivato in larga parte dell' isola al suo nome viene
aggiunto quello dell' isola (
Cannonau di Sardegna, Vermentino di Sardegna ecc).
1)Vermentino di Gallura.
2)Vermentino di Sardegna.
3)Nuragus di Cagliari.
4)Sardegna Semidano, con sottozona Mogoro.
5)Cannonau di Sardegna.
6)Carignano del Sulcis.
7)Monica di Cagliari.
8)Monica di Sardegna.
9)Mandrolisai.
10)Arborea.
11)Campidano di Terralba.
12)Alghero.
13)Vernaccia di Oristano.
14)Malvasia di Bosa.
15)Malvasia di Cagliari.
16)Moscato di Cagliari.
17)Moscato di Sardegna.
18)Moscato di Sorso e Sennori.
19)Giro' di Cagliari.
20)Nasco di Cagliari.
Citiamo poi le aree IGT del Campidano: Marmilla, Parteolla,
Sibìola, Tharros, Trexenta, Valle del Tirso, Valli di Porto Pino.
Precisiamo che il nostro elenco, tratto da "Sa Cuchina Sarda" edito
dall' "Archivio Fotografico Sardo di Nuoro" non vuole e non puo' contenere
la totalita' delle etichette sarde.
Contiamo comunque di fornire un elenco apropriato, correlato di
foto, che possa mostrare chiaramente i nostri
vini.